Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione quindi è eccellente. (Mao Zedong)
Dovrebbe aver senso anche per L’Aquila, oggi, questa massima.
Non si direbbe, però, a leggere la stampa locale: si ammette che non va, non ci sono idee, sempre gli stessi con le solite litanie, accuse reciproche di inefficienza, di insufficienza. Si concorda che la ricostruzione non decolla, anche se le colpe sono degli altri, sempre.
Nomi nuovi peraltro non emergono, nè condivisione di programmi, neppure proposte.
Dai “dice che” si attende forse sant’Agnese per la proclamazione degli eletti e questo è il rinnovamento elettorale che oggi L’Aquila si può permettere.
Perchè , in fondo, L’Aquila è stata amministrata con una maggioranza variegata e variabile approntata per le varie emergenze con il supporto costante dei prodi consiglieri.
Formalmente all’opposizione ma che hanno cercato, come gli altri, di mettere in sicurezza se stessi, i propri cari, e, dopo, molto dopo, profferito qualche parola di circostanza per puntellare più che reggere il gioco. C’è stato il terremoto, frà.
Hanno collaborato tutti al capolavoro gestionale che ha paralizzato la città per tre anni, che ha impedito ogni attività di socializzazione, continuando lo scempio di democrazia iniziato dalla Protezione Civile.
Ed eccoli , puntuali , sorridenti ora a dire : abbiamo fatto quello che si poteva fare, non abbiamo potuto fare di più a causa del “governo ladro”, dei cittadini che protestavano, ma abbiamo strillato col governo , manifestato con i cittadini: se la ricostruzione non è iniziata ma non è colpa nostra, ma ora, vedrete, faremo tutto e siamo i soli a poterlo fare meglio.
Uno spettacolo indecente, incapaci di responsabilità vera e allo stesso tempo capaci di tutto: abbiamo visto puntellamenti, anche superflui, con appalti ad personam per milioni di euro, scelte che hanno aumentato la corruzione in modo visibile, vessato la popolazione privilegiando gli amici nell’assistenza e nell’assegnazione delle CASE, cercando di canalizzare i pochi fondi per il sociale per la gestione del consenso, imponendo ritardi e pastoie burocratiche pur nelle cose più piccole, a costo zero, e persino impedito di attrezzare dei luoghi di socializzazione, che avrebbero potuto alleviare tante sofferenze ai cittadini. Già , i cittadini.
Mai hanno voluto ascoltare i cittadini, anzi hanno impedito la realizzazione di qualsiasi struttura di socializzazione e ciò significa aver ritardato la presa di coscienza dei cittadini, costretti a riunirsi con il freddo sotto i portici , e , solo dopo mesi di insistenze, sotto un freddo tendone, aver favorito le diaspora aquilana prima con alberghi- tendopoli poi con il teatrino Bertolaso-Cialente, e dopo con Chiodi- Cialente, senza mai dire ai cittadini la verità della loro insufficienza, aver costretto all’illegalità tanti cittadini e giovani che ora dovranno rispondere alla magistratura: aver prodotto tali danni non si giustificherebbe neppure se avessero completata la ricostruzione materiale della città che però neppure è cominciata nel centro storico.
E , salvo eccezioni che si contano su alcune dita di una mano, tutti i consiglieri comunali hanno condiviso una modalità di gestione del potere che già faceva schifo con la Protezione Civile: aver impedito la partecipazione dei cittadini anche con stupidi intrallazzi e senza lo stile di chi è avvezzo a comandare davvero, non è commentabile: i cittadini dell’Aquila hanno visto e si saranno fatti una idea dell’efficienza e dell’efficacia, certo tra questi c’è anche il primario che , vistosi assegnare dal collega Sindaco un MAP dopo solo due ore dalla richiesta, oggi lo vorrebbe Santo ma sono poi così tanti i primari a L’Aquila?
Forse no mi si suggerisce, ma sono tante le persone favorite dagli amministratori nella piccola illegalità: tutto quello che è stato realizzato dai cittadini, in termini di CASE, casette e ripartenza dei negozi , non sarebbe stato possibile senza l’occhio apparentemente distratto ma compiacente dell’Amministrazione. Ma sì, chè sò io lo Stato, tanto paga Pantalone.
Così hanno alimentato una nuova diaspora tra chi è stato nelle grazie della Protezione Civile, del Comune e dei suoi faccendieri, e i non pochi cittadini che hanno pensato che in una situazione di emergenza come un terremoto non ci fosse spazio ne per la illegalità nè per approfittare degli altri, vista la comune situazione di terremotati. Diaspora giustificata e irresolvibile, purtroppo, perchè l’illegalità ha prodotto squilibri non sanabili.
Squilibri che vanno ben oltre quelli creati dal terremoto, ora abbiamo i cittadini che hanno approfittato oltre del terremoto e quelli che hanno dovuto subire terremoto e dopoterremoto.
Comune invece, a tutti i cittadini, è stata la sofferenza da mancata socializzazione e su quel terreno dovrebbe essere maturata ormai una consapevolezza in tutti.
Ai tanti comitati della prima ora, che da sempre hanno sottolineato il disagio, dal Parco Unicef, 3e32, alle Carriole, a Casematte, all’Asilo Occupato, alle grandi manifestazioni popolari, alla assemblea cittadina si aggiungono ultimamente comitati spontanei di cittadini che si rendono conto che solo l’unità della cittadinanza attiva può mettere fine al disagio ed esprimono il bisogno di testimoniare con manifestazioni o con appelli pubblici. Lo fanno con determinazione ed è un bene che arrivino energie nuove a rafforzare il bisogno di trasparenza e partecipazione che altri cittadini vanamente reclamano, nelle forme diverse, dal 7 aprile 2009.
Può però la sola testimonianza, sia pure unitaria, aver ragione oggi di un ceto politico dirigenziale che , per tre anni, non ha voluto o saputo neppure ascoltare?
Prendere atto che le cose non vanno è dovere, a questo punto, di ogni cittadino. E fin qui ci siamo: così non va. Bisogna cambiare.
Rinnovare la classe dirigente di questo Comune è indispensabile, in alternativa c’è l’accettazione della situazione attuale che i nostri amministratori, invece, ci ripropongono: “tutto va bene, salvo lamentarsi continuamente col governo”, dovrebbero vergognarsi ma così non è, magari sono convinti d’aver fatto il massimo e nel senso giusto.
Altri , meno toccati, sia pure con poca convinzione, sembrano ora ripresentarsi per spirito di servizio.
Verrebbe da suggerire a entrambi una riflessione: non sarebbe opportuno prima rispondere alla domanda “sono stato all’altezza del compito?” e cercare la risposta nelle loro stesse dichiarazioni di insufficienza e di lamentela continua? Ove lo facesssero dovrebbero trarre le conseguenze.
Ma sono ormai contaminati tutti dal potere più becero, ecco perchè è necessario che siano i cittadini ad esprimere con forza, nei fatti, l’esigenza del cambiamento, di una discontinuità netta con attuali metodi e modi. E lo facciano chiedendo anche, ciascuno a se stesso, se quello che ha fatto fino ad ora è veramente tutto quello che poteva fare, e se non può oggi fare qualcosa di più per evitare alla città una lenta forse, ma sicura, agonia. Il dopo terremoto, a l’Aquila, c’è ancora!
Ezio Bianchi, AQ 10 gennaio 2012





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